
“Il ciclope miope tra gli dèi” — Disegno di Eraldo Cariani (2025)
In questa scena surreale e ironica, l’artista Eraldo Cariani ci trasporta sopra le nuvole, dove un ciclope miope brandisce un fulmine, circondato da figure che richiamano antiche divinità. A sinistra, un re barbuto con una corona e un tridente — eco evidente di Nettuno o Poseidone — osserva la scena con stupore. A destra, una dea elegante dallo sguardo sereno, forse una Giunone o una figura materna celeste, assiste alla scena con distacco.
Il protagonista assoluto è però il ciclope al centro, dotato di un unico occhio — coperto da occhiali! — intento a lanciare saette con un’espressione incerta e leggermente spaesata. La scelta di rappresentarlo miope, pur essendo una creatura mitica associata alla forza bruta, è un gesto ironico che rovescia l’archetipo: il potente diventa vulnerabile, la mitologia si umanizza.
Significato simbolico
Quest’opera gioca con il mito in chiave contemporanea e ironica. Il ciclope miope simboleggia la difficoltà di vedere chiaramente nonostante il potere. È un’allegoria delle decisioni sbagliate dettate da una visione distorta, della fragilità nascosta dietro l’apparenza della forza.
I personaggi mitologici che lo circondano non intervengono: lo osservano, quasi lasciandogli lo spazio per sbagliare. Il disegno suggerisce una riflessione leggera ma profonda sul tema del potere mal gestito, dell’imperfezione come parte integrante dell’essere umano (o divino), e del conflitto tra mito e realtà.
Il tratto semplice, a penna, con ombreggiature leggere, lascia ampio spazio all’immaginazione. Come nel primo disegno, Cariani unisce tecnica essenziale e simbolismo giocoso, in un’opera che si presta a più livelli di lettura — dal sogno al commento sociale.