
Nel disegno a matita di Eraldo Cariani, intitolato “La fame del Conte Ugolino”, l’artista affronta con macabro umorismo un episodio storico e letterario tratto dalla Divina Commedia di Dante.
L’opera ribalta l’orrore della tragedia di Ugolino della Gherardesca in una scena grottesca e ironica. Il conte, magro e sofferente, è ritratto nell’atto di rosicchiare un osso, presumibilmente umano, mentre uno dei suoi figli (o nipoti), seduto in disparte, si copre il viso. Il culmine dell’umorismo nero è la battuta del conte Ugolino: “GRAZIE FIGLIO MIO ERI MOLTO BUONO!”, che rende esplicito e comico l’atto di cannibalismo suggerito da Dante con il famoso verso “poscia, più che il dolor, poté il digiuno” (poi, più che il dolore, poté la fame).
L’opera è una satira pungente che usa il paradosso per alleggerire e reinterpretare un momento di estrema disperazione.